Sei anni per costruire un sogno

Cosa può rendere unica e magica una strada asfaltata spersa nel nulla e lunga soli otto chilometri, tanto da farla diventare uno dei luoghi più ammirati e fotografati al mondo? E cosa sta dietro a quella sensazione di bellezza e intensità che si prova a percorrerla sotto un tramonto di luci? Rispondere è facile, ma dovete fare un atto di fede. Perché quel che si nasconde sotto il manto della norvegese Atlanterhavsveie, più nota come Atlantic Ocean Road, è qualcosa che non si vede. Ma cui bisogna credere: un’anima.

Un tempo si impiegava un’ora a fare il giro del fiordo. Per gli abitanti di queste terre, già esposte agli schiaffi dell’oceano e della natura, era chiedere troppo, in un mondo sempre più affamato di velocità. Abbandonata l’idea di costruire una linea ferroviaria, doveva quindi nascere solo una statale come altre. E invece in sei anni funestati da dodici tempeste extraoceaniche sospinte dall’Atlantico, dal 1983 al 1989, ha inconsapevolmente preso vita una delle attrazioni più inimmaginabili e spettacolari del mondo. Un serpente d’asfalto rialzato sul mare lungo otto chilometri e trecento metri che unisce dieci isolette, si innalza in otto coreografici ponti e taglia drasticamente i tempi per avvicinarsi a Kristiansund arrivando da sud. 

Dei 122 milioni di corone norvegesi di spesa (circa 122 milioni di euro attuali), solo il 25% lo Stato ha preteso tornasse nelle casse centrali. E così il pedaggio, con tanto di casello, è rimasto in vigore giusto per il tempo necessario a raggiungere il budget. Nel 1999, l’Atlantic Ocean Road è diventata a tutti gli effetti, per ognuna delle svariate migliaia di passaggi che conta ogni anno, una strada libera e gratuita.

Eletta nel 2005 “Costruzione norvegese del secolo”, indicata dal The Guardian nel 2006 come “Il miglior viaggio su strada del mondo” ed eletta da Fifth Gear “Il posto migliore al mondo per i test automobilistici”, l’Atlantic Road è più un’esperienza estetica ed estatica che un trasferimento fisico. Una sensazione di discese e salite che si tuffa, si inarca, si snoda nello scenario oceanico ricordando quasi le montagne russe, ma che d’inverno, o nei momenti di mareggiata, resta comunque un passaggio rischioso, capace di causare morti spazzati via con le loro auto come birilli dall’alto dei ponti. Ragion per cui l’Atlantic Road, fra tanti blasoni di lode, conta anche la nomea di strada fra le più pericolose al mondo e non è inverosimile, in certe condizioni, trovarla chiusa al traffico.

Otto chilometri che ti fanno sorridere

Resta comunque il fatto – continuate nel vostro atto di fede e credetemi – che transitare su questa strada dà profondo benessere. Alcuni psicologi, sulla base di una ricerca, hanno addirittura affermato che questo sia in assoluto il miglior itinerario di guida estivo, la “Ultimate Summer Drive”. In altre parole, l’esperienza di guida capace (sulla base una formula costruita su fattori come il clima, il paesaggio, i colpi di scena, lo stato dell’asfalto, il traffico, le strutture a disposizione) di offrire le sensazioni interiori più piacevoli. Meglio, nella stessa classifica, dell’Estoril Ocean Drive del Portogallo e delle strade che circumnavigano il Lago di Como.

Come in ogni gesto di fede, dovete fidarvi. La bellezza di questo luogo io l’ho provata sulla mia pelle. Percorrendo a piedi il magico Storseidnesbrua, il famoso ponte a cavatappo immortalato da milioni di foto, mi sono ritrovata a sorridere senza motivo. E se sia stato merito di questa incredibile strada non lo so, ma vi giuro che in tanti altri bei posti del mondo, quelli che piacciono per dovere un po’ a tutti, questa stessa ineffabile sensazione io non l’ho proprio sentita.

 

verofinoinfondo

1 thought on “La strada più bella del mondo”

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