“La morte dietro la cresta” di Glynn Carr –

Un buon libro giallo è un buon libro giallo a una sola condizione. Che non ti faccia più ricordare chi sei. Il suo dovere è dissolverti. E poi ricrearti dentro all’intrigo, con una nuova identità.
Solo tu sarai in grado di capire chi vorrai essere. Ma lo deciderai solo strada facendo.
Più un giallo si infittisce, più diventa denso, più ti mostra quello che racconta, più snocciola dettagli, particolari, piccoli indizi, e più la tua voglia di esserci dentro cresce.

Più un giallo si infittisce, più diventa denso, più ti mostra quello che racconta, più snocciola dettagli, particolari, piccoli indizi, e più la tua voglia di esserci dentro cresce.

Sfogli una pagina, poi l’altra, poi torni indietro per ritrovare quella minuzia, perché minuzia non era. Indaghi anche tu come fossi quel personaggio. O forse senti il bisogno di fuggire di soppiatto, come sta facendo quell’altro. Lo sai solo tu. E non ti passa neppure per la testa di parlarne a qualcuno, di alzare la testa e tornare al tuo mondo: perché quando accadono cose grandi ogni attimo è oro. E distrarsi un secondo potrebbe costare un inferno.

Sei dentro alla scena. E non è detto che la fotografia si fermi ai sipari già visti. Non è detto che siano le brume del Dartmoor o i silenzi della tenuta dei Baskerville a circondarti. Né la casa dei dieci piccoli indiani o il famigerato hotel della luccicanza. 

No, a volte quell’intreccio in cui ti ritrovi è semplicemente il luogo che ami di più. La montagna. Forse una di quelle che conosci meglio. Forse una di quelle di cui hai sentito più parlare. Il Cervino. Magari l’Eiger. O chissà dove altro.

Quel che conta è che per una volta ti ritrovi fra le mani un libro che ti avvolge di trepidazione e allo stesso tempo ti fa sentire a casa. Raccontandoti cose che hai vissuto, la sensazione di salire i pendii, di attraversare passaggi rocciosi, di posarti sulle cenge e tornare a valle con le gambe tremanti. Solo che per una volta non sei sulle Alpi, ma sulle falesie del Galles. Non sei in un rifugio, né in albergo, ma in una fattoria circondata dalle cime. Non sei lì per salire ghiacciai, ma per scalare pareti.

E soprattutto non sei non sei tu, ma forse Abercrombie Lewker, detective dilettante, attore ed ex agente dei servizi segreti inglesi. O forse sei il disinvolto Raymond Cauthery, o magari Hillary Bourne l’autostoppista, o forse il grande scienziato, o forse quello strano giovane del pub. Chi lo sa. 

Sei uno di loro e non ne uscirai sino alla fine, senza scampo. Non sarai libero sino a quando Glyn Carr (così l’alpinista e scrittore inglese Frank Showell Styles, classe 1908, si presenta sulla copertina del libro) non te ne tirerà fuori. In che modo, lo scoprirai in pochissimo tempo. Quanto basterà per divorare una storia che non merita pause. 

Una storia che sarebbe potuta nascere da un’Agatha Christie o da un George Mallory, o forse dal meglio dei due. 

“La morte dietro la cresta. Omicidio a Milestone Buttress, tra le falesie del Galles”
(Death on Milestone Buttress, 1951)
Autore: Glyn Carr

Editing e adattamento: Leonardo Bizzaro
Mulatero Editore
Collana Brividi
Anno pubblicazione: 2018
334 pagine
Costo: 19 euro

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