William Yeats, che un Nobel intanto se l’è portato a casa, diceva che andare a scuola non è riempire un secchio, ma accendere un incendio. E in effetti, lo confesso, mi è bruciato un po’ il sedere dopo aver fatto la scolaretta nel mondo dei blogger. Quelli che scrivono cose, un po’ come me. Ma in modo totalmente diverso, perché la dura realtà dei like non è mica pizza e patatine come io credevo. E che cavolo.

Voi dovete sapere che per diventare Chiara Ferragni, la regina delle fashion blogger, bisogna farsi un mazzo pazzesco. Lavorare quanto un minatore della Corea del nord. E smettete subito di ridere, perché non sto mica scherzando. Allora, dico a voi, cosa state facendo in questo momento? Considerato che avete gli occhi puntati sulle mie farneticazioni, vien da sé che state cazzeggiando. Ebbene. Se voi foste dei blogger, magari con il pallino di diventare pure influencer, in questo istante stareste sgobbando. Come muli del Machu Picchu. Credetemi.

Sapete a quante cose deve pensare il titolare di un blog? Porca miseria, io mica ci avevo pensato quando mi sono infilata in questo ginepraio. Mica lo sapevo. Dunque. Dato per scontato che il blog esista (e già questa non è cosa da poco, visto che io ci ho perso notti insonni cercando di arrabattarmi da sola senza aver mai messo mano a robe simili. E senza fondamentalmente capire un tubo di quello che stavo facendo), il compito del vero blogger – così come i corsi, le videolezioni, i tutorial, le linee guida, i manuali e tutto il resto del mare magnum didattico sul tema insegnano – è scrivere. Ma scrivere tanto. Tantissimo. Comandamento numero zero: la costanza. I grandi guru te lo dicono in tutte le salse: se non posti qualcosa almeno ogni due, tre giorni, il tuo pubblico svanirà. E tu farai la fine della meteora che prima sfrecciava in cielo e poi è morta sbudellata sul deserto del Sonora. Nell’indifferenza del mondo intero.
No, se vuoi essere qualcuno, perché è ovvio che aprendo un blog tu voglia diventare qualcuno (che ora evidentemente non sei), devi scrivere. Straccettare i maroni della tua platea mitragliando parole al ritmo degli inni del metallo duro. Fondamentalmente sbattendotene i cosiddetti se non hai chissà che da dire. Puoi sempre ripiegare su qualcosa che hai fatto, pensato o vissuto quando eri in seconda media. Tanto la gente cosa ne sa?

L’importante è esserci. Te lo dice anche la video-lezione del giorno. “Per quanto tempo posso stare in silenzio senza essere dimenticato?”: esempio di mirabile sadismo che distruggerà la tua già inesistente autostima di blogger, ricordandoti non che devi morire (cosa che alla fine conta, ma fino a un certo punto), bensì che devi postare senza pause. Altrimenti finirai comunque morto. Senza esserlo davvero.
Forse non avrai nemmeno un sindacato a pararti il fondello quando tenterai di dimostrare che per costruirti un’identità stai lavorando come un negro nei campi di cotone, ma chi se ne frega. Influencer non si nasce. Si diventa. E diventare vuol dire sudare. Quindi non perdere d’occhio Instagram, perché quello è il tuo vero pozzo di San Patrizio. Lo sai che se pubblicizzi il tuo blog da lì puoi ampliare il tuo pubblico alla velocità della luce? Scaricati il manuale che per trenta euro ti cambierà la vita. E fai quello che ti dico. Tipo cercare gente a caso, un po’ in tutto il mondo, a patto che abbiano tanti tanti follower. Inizia a seguirli. Magari scrivigli anche in privato. Poi aspetta. Anzi no. Crea qualche gruppo con interessi uguali ai tuoi. E cerca gente anche lì. Comincia a seguire persone a casaccio, qualcuno vedrai che ricambierà: tanto poi puoi sempre staccarti da loro senza che se ne accorgano. Che ti frega? Sii furbo. Vedrai che in tempo zero il tuo bacino di follower crescerà a dismisura. E qualcuno inizierà a notarti.

Non sottilizzare sul fatto che la maggior parte di questa gente probabilmente non andrà mai a leggere un tuo post. Forse non entrerà mai nemmeno nel tuo blog. Non essere così pignolo. Tu segui loro, loro seguono te. E chi entrerà nel tuo profilo Instagram vedrà che hai tanti seguaci. Dunque, per assioma aristotelico, capirà che sei qualcuno. Cosa vuoi di più?
Pensa anche alle storie, le dirette, le interazioni. Non lasciare mai il tuo pubblico spaesato senza te. Come credi che si senta un povero navigante della Rete che hai abituato a nuovi contenuti ogni giorno, se quel lunedì non ti fai vedere o sentire? Per un errore del genere puoi rischiare di perdere decine di follower. Sei disposto a rischiare tanto? E allora impegnati, servo della gleba, a far vedere quello che stai facendo in questo momento. Anche se non stai facendo un tubo. Impegnati a promuovere domande, sondaggi, confronti. E se non ho argomenti? Ma inventa. Cosa vuoi che ne capisca la gente se quello che dici è poi così intelligente?

Porca miseria se mi brucia il sedere. Non riesco più a stare sulla sedia. Questa scuola sta iniziando a prendere fuoco. E so già che verrò rimandata a settembre. O no… forse non si usa più. Mah, forse mi bocceranno. Perché ho sbagliato tutto. Ho iniziato un blog quando ho iniziato un viaggio. Ho raccontato storie e avventure mentre le vivevo. Poi le ho condite anche di ricordi e di parole di altre persone, tenendo sempre il ritmo di un pezzo dei Pantera. Però poi sono tornata. E durante il rientro ho sentito di non avere niente da dire. Ho sentito di volermi riposare, per immaginare nuove idee. Nuove storie. Nuove parole. Ho fatto l’errore più grande che potessi fare: sono stata in silenzio. O quasi.
Forse ho perso follower, forse ho deluso i guru. Senza dubbio sono una fallita del blogging. Non sarò mai Chiara Ferragni e al massimo potrò mirare a diventare influencer del mio cane, però una cosa l’ho capita. Il blog che voglio è la mia vita. Con le idee che vanno e che vengono. Con i momenti di presenza e quelli di assenza. Con l’estate fatta di racconti, l’autunno di silenzi e l’inverno pronto di nuovo a ispirare la mia penna. Questo è il blog che voglio. E questo continuerò a dare a quei pochi, probabilmente sfigati, lettori che continueranno a seguirmi. Ringraziandoli dal profondo del cuore per continuare a credere in un progetto che, lo dicono i grandi, non funzionerà mai.

verofinoinfondo

1 thought on “Una blogger fallita”

  1. Non sono una persona colta come te e lo potrai capire anche da come scrivo . Ma ti ammiro e ti sostengo in tutto e per tutto . Tutto ciò che hai pubblicato mi è rimasto nel cuore e nella mente . Brava VERONICA . Non arrenderti . Sei grande !!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *