L’aurora boerale è come il cervo maschio. C’è. Ma vederla non è sempre facile. A volte si nasconde bene, altre volte si mostra solo dove nessuno immagina. Cacciarla ogni giorno, e tornare sempre a casa con la cattura in tasca, è qualcosa che sanno fare in pochi. Come per il cervo dal grande palco, bisogna saper essere lì. Al momento giusto. Nel posto preciso. Nelle isole Lofoten, uno dei posti migliori al mondo da cui vedere questa meraviglia, sono solo tre i nativi che conoscono tutti i segreti della danza di luce. Il posto migliore, l’ora, l’angolazione. Per riuscire ogni giorno, tutte le sere della lunga stagione, a tornare a casa con la preda.

Odd-Petter Tanke Jensen è uno di loro. Lo scorso anno, dal 17 di agosto al 17 aprile, i giorni in cui il sipario è rimasto alzato, è uscito a caccia ogni sera. E ha perso l’aurora solo sette volte. Colpa del brutto tempo, l’unico capace di rovinare lo spettacolo. In quei casi è tornato a casa deluso e senza il coraggio di chiedere soldi ai clienti, ma tutte le altre sere, nessuna esclusa, ai turisti che gli erano stati affidati ha regalato un’emozione lunga una vita. Ad ognuno una visione diversa, uno scatto personale, uno scorcio unico. “Perché voglio che ognuno viva la sua personale aurora boreale – racconta – e nessuno debba ripetere l’esperienza di qualcun altro”.

Il cacciatore di aurore boreali

È grazie a questa sua capacità che oggi Odd-Peter, più che con il suo nome, é conosciuto come Aurorajäger. Il cacciatore di aurore. Una guida dallo sparo preciso. È un fotografo dagli scatti fra i più noti a livello europeo. A Svolvaer, capitale delle Lofoten, siede con noi in una pizzeria italiana. È appena tornato da un safari estivo all’inseguimento delle maestose aquile di mare: “Siamo stati in quello che chiamiamo il Regno delle aquile, un’area in cui vivono stanziali 250 esemplari, alcuni a noi ben noti”. Il più famoso? Scappuccia, un’aquila di 40 anni che spesso accompagna le crociere dalle quali viene gettato il pesce. E ogni volta ringrazia scendendo in picchiata e arpionando il regalo, un compito che solo le femmine sanno compiere per badare così anche alla prole”.

Odd ordina la specialità con l’ananas ma non ne mangia neppure una fetta. Ha troppe cose da raccontare, una vita intera. E un lavoro unico al mondo. Parte dall’inizio, da quando era bambino e la nonna gli urlava di restare in casa nelle notti di aurora. “Ti porterà via”, gli diceva. E ci credeva davvero, perché questo era ciò che all’epoca tutti i norvegesi temevano. “Non uscire con un fazzoletto bianco o con una luce tra le mani – diceva ad Odd -. Altrimenti crescerà e verrai rapito”. Ma lui usciva di corsa, guardava per qualche secondo quello spettacolo immenso e incredibile, solo per il tempo in cui la mamma continuava a chiamarlo. Poi, quando il conforto della voce finiva, scappava in casa, chiudeva la porta a chiave e si nascondeva sotto il letto. Non sapeva ancora che molti anni dopo, dopo aver superato una difficile vita prima oppressa dal bullismo e poi piegata per sempre da un grave incidente al piede mentre era arruolato nell’esercito norvegese, di quella stessa strega verde e rosa cangiante e spaventosa avrebbe vissuto. E l’avrebbe amata al punto da desiderarla ogni notte. Da cacciarla per mestiere. E per sincera passione.

Ma Odd non dice ogni cosa nel suo lungo racconto. Dice tanto, ma i segreti più segreti restano nascosti. E rubare la ricetta della pozione che ogni sera lo porta nel posto giusto diventa impossibile. “Lungo i circa 160 chilometri di alture delle isole Lofoten – racconta – esistono da 9 a 11 microclimi diversi. Il tempo che fa a Reine non è lo stesso di Svolvaer e non è lo stesso di Henningsvaer. Ma siamo sempre qui. Ogni sera, quando accompagno i clienti ad ammirare l’aurora, controllo il meteo ogni mezz’ora. E questo, unito alla costante consultazione dei programmi che mi danno il quadro aggiornato delle Northern lights, mi guida sempre verso i posti giusti”. A volte si va all’Aurora park, la lingua di terra dell’isola di Gimsøya che è un tempio della natura: spiagge bianche a trecentosessanta gradi, una grande montagna nel mezzo. “Il posto giusto per ammirare l’aurora letteralmente in ogni direzione – aggiunge – soprattutto nelle notti in cui la luna piena fa riverbero sulle sabbie candide svestite dalla bassa marea”. Sono i momenti in cui le luci della grande danza diventano uno spettacolo indimenticabile. “Non esistono due aurore uguali a se stesse – spiega ancora Odd -. Mai due notti identiche. Ed è questo il motivo per cui ognuno può avere il diritto di sognare la sua propria esperienza”.

E allora Gimsøya, ma anche la magica Reine, oppure la piccola Å. Ogni sera, una meta. “A volte guidiamo anche cinque ore per raggiungere il punto giusto – puntualizza Odd -. E non sappiamo mai con certezza quanto a lungo resteremo fuori. In media si va dalle tre ore e mezza alle sei, ma a volte le aurore possono durare anche molto più a lungo. Ed è successo di non tornare prima di 12 o addirittura 18 ore”.

Una spesa di 1550 corone norvegesi a testa, meno di 200 euro, non sembra spropositata per un sogno. Per di più corredato dalle foto che Odd scatta ai clienti nel momento magico. Le sue immagini alle Lofoten sono diventate letteralmente un caso artistico. Ma la loro diffusione è ormai ben più ampia, tanto da sfiorare il pubblico di tutta Europa. “Ogni sera scatto qualcosa che va dalle mille alle 4mila foto – spiega -, ma solo il 5% è valido. Da lì traggo i fotogrammi migliori per i clienti”. E se qualcuno volesse mettersi in caccia anche nelle ore del giorno? Niente di più possibile. Perché la daylight aurora è una realtà scientifica, verosimile e possibile. A volte lunga anche più della sua sorella notturna. “Le durate? Non c’è una regola – spiega Odd -. Sappiamo che ci sono Northern lights diurne che diventano serali e si protraggono da mezzogiorno alle 8 del giorno dopo. E che mediamente nella notte un’aurora può durare dalle due ore e mezza alle 18 ore”. Ma sono tutte statistiche. E un assioma non c’è.

Esperienza, ma anche scienza

Però conoscere bene la scienza e farsi guidare dalle sue certezze resta molto, molto utile per catturare il cervo maschio che danza nel cielo. “Tra le cose da tenere presenti – racconta ancora Odd – c’è ad esempio la marea. Scegliere il posto giusto per vedere lo spettacolo diventa complesso, se non si considera l’influenza che la luce riflessa ha sul quadro”. Le Lofoten restano un palcoscenico privilegiato, con la loro posizione al centro dell’ovale delle Northern lights, ma la meraviglia si può godere anche ben più a nord. O ben più a sud, anche sino alla Spagna settentrionale. “Le applicazioni scaricabili dal web – aggiunge il “cacciatore” – non sono in generale estremamente attendibili, ma possono essere una buona guida se le si sanno incrociare e interpretare”. Non bisogna infatti dimenticare che il meraviglioso spettacolo altro non è che un’esplosione chimica, data dallo scontro fra le particelle gassose provenienti dall’atmosfera e le cariche in arrivo dal Sole, spinte dai suoi venti. Le aurore verdi, più comuni, si creano con particelle di ossigeno a 96 chilometri di altezza. Mentre quelle rosa, più rare, prendono forma molto più in alto. “La velocità cui tutto questo viaggia è importante per capire il tipo di spettacolo in programma – puntualizza Odd -. Ecco perché sulle app il dato va sempre consultato: i chilometri orari possono andare sino a 2mila, ma solo sopra i 600 sanno dare vita alla danza più ricercata e spesso più intensa. Quella rosa”. Buttare un occhio al magnetismo (BZ sulle app), poi, aiuta a dare un senso al tutto: “Si tratta in pratica di una fotografia della porta attraverso cui transita l’attività energetica”, spiega la guida. Se il dato è a 0,9 il sipario è pronto ad alzarsi, ma è solo se l’indice scende che la meraviglia si fa sempre più viva.

In ogni caso è il KP, centro di tutte le app per l’aurora forecast, il vero cuore del ragionamento: l’indicatore generale dell’attività dell’aurora in quel momento, su una scala da 0 a 9. Il dato più importante per capire il livello di intensità dello spettacolo e la latitudine cui sarà visibile. “In genere è su di esso che ci basiamo per decidere se puntare a nord o a sud – puntualizza Odd -. Tenendo presente che in generale, data anche la posizione privilegiata di queste isole, restiamo sempre molto fortunati: a differenza di altri luoghi, nei quali spesso si rendono necessarie lunghe trasferte per ammirare l’aurora, noi non dobbiamo mai uscire dalle Lofoten”.

Mettere insieme tutti i dati, amalgamare all’esperienza e dar vita alla pozione vincente è il requisito base per puntare dritti al centro del mirino. E colpire ogni sera nel segno. In tutto questo Odd-Petter, con la sua agenzia Discover Lofoten – partner di numerosi tour operator, fra cui l’italiana Il Diamante – è diventato nel tempo uno chef fra i più ambiti. Un brutto incidente quando aveva solo vent’anni, i mesi di ospedale, dieci anni di sedia a rotelle e una devastante operazione non hanno saputo spezzarlo. “Ho molto male. Sempre, in ogni posizione. Ma sono vivo e felice perché vendo sogni. E in quel momento non sento più alcun dolore. Lo faccio a casa mia, dove sono nato e cresciuto, semplicemente guidando le persone verso la poltrona migliore. La più vicina al palcoscenico”. Ogni sera come fosse un debutto premiato dagli applausi.

Insomma, una vita al costante inseguimento. Un po’ come andare a caccia del cervo maschio. Alla ricerca del punto migliore dal quale mirare, guidato dalla capacità di cogliere i segni che la preda ha saputo lasciare. Per trovarla infine nel luogo in cui ha deciso di nascondersi. O di mostrarsi agli occhi di chi ha saputo cercarla.

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