cover granchi

Qualcuno bussa alla porta del van. Mannaggia, ci siamo. Vengono a dirci che bisogna andarsene da qui. Ne sono sicura. Accidenti, questo parcheggio era l’unico posto che abbiamo trovato nel raggio di miglia e miglia… avrei tanto voluto fermarmi qui un po’. Toc, toc. Mi tocca aprire. “Uhm… yes?”. “Hello!!! Welcome to Norway!!!”.

isola 2

Proprio mentre credevo di dover lasciare la piccola isola di Skjernøya e il suo unico parcheggio pubblico apparentemente a disposizione delle soste selvagge, ecco che un signore anzianotto e decisamente abbronzato arriva invece per farmi sentire ancora di più a casa. Si chiama Per Syvertsen, me lo dirà poco dopo. Ha settantatré anni, è un ex capitano di Marina e vive qui da sempre. Su quest’isola che è l’estrema propaggine meridionale di tutto lo Stato norvegese.

Un sud lontano dal nord

La sua ospitalitá mi spiazza. In realtà è facile lasciarsi viziare dalla Norvegia,  viaggiando in van lontano dalle città. Se punti a nord e vivi di soste selvagge ti illudi senza sforzo che ogni luogo sia una casa. Tutto è possibile, ovunque c’è posto. Divieti sostanzialmente nessuno. Vedi il tuo tramonto, trovi il tuo spazio e quella è la tua notte. Ma i vizi deformano la realtà, perché se ti fermi a sud, sulla costa, le cose cambiano. E di molto.

parco isola

Non è facile trovare posti per una sosta libera lungo l’oceano che da lontano guarda la Gran Bretagna. Il turismo marittimo si esprime soprattutto qui. E tutto è un “privat”, tutto una transenna, tutto un “forbidden”. Per zingareggiare a nord, nelle terre interne e più fredde del Paese, abbiamo sempre fatto ricorso all’istinto. E in genere non abbiamo mai avuto problemi. Ma qui a sud, desiderando vivere un po’ questo mare, ma sempre a modo nostro, non abbiamo avuto scelta. E ci siamo dovuti affidare alla guida Camperstop con cui tal Magne Klann ha recensito tutti i luoghi papabili per una nottata lontano dalle aree a pagamento  (ed. BlueOceanMedia, 2018). 

Un invito imperdibile

E allora eccoci qui, nel parcheggio della chiesa protestante di Skjernøya. Davanti a un porticciolo arricchito da un parco giochi, un campo da beach volley e un’area pic nic con tanto di barbecue. Tra casette in legno bianche e brillanti. Che se non fossero tanto candide sembrerebbe proprio di essere alle isole Lofoten. Per non è venuto a mandarci via, smentendo così il suggerimento del manuale sulle soste libere: è venuto solo per fare amicizia. Capita ogni tanto, in Norvegia. Il mondo crede che questi nordici siano pezzi di ghiaccio. E invece spesso siamo noi a sentirci più in imbarazzo nello stringere contatti. Per vuole sapere da dove veniamo, quanto resteremo nel Paese, cosa abbiamo già visto. Lui ogni anno trascorre un paio di mesi sul lago di Garda con il suo caravan. Ed è felice di sapere che la Norvegia ci piace tanto. 

Parla inglese, ma solo così così. E alla fine, arrancando un po’ per farsi capire, butta sul tavolo il suo invito. A pesca di granchi con la barca. Tra un’ora. Dopo aver già avuto la fortuna di cacciare salmoni nel Mar Baltico, la risposta è ovviamente un sì. Viaggiare cacciando avventure e poi rifiutare un’esperienza simile sarebbe senza senso. E infatti dopo un’ora ci ritroviamo davanti al van come due scolaretti in attesa del bus al primo giorno di scuola. 

barche per

La barca di Per sono in realtà due barche. Una piccola e aperta. L’ideale per pescare. L’altra, per le sue vacanze nel mare di Svezia, decisamente più corposa. Cinquecentomila euro di natante con letti in ogni dove, bagno, soggiorno e cucina. Ovviamente per i granchi è più che sufficiente la prima. Ovvio. Dunque si parte. E la direzione che il timone impone è quella del vento in faccia e del mare blu. 

A caccia di granchi a Skjernøya

A dire il vero non ho proprio ben capito in cosa consisterà la pesca. A volte la comunicazione si fa un po’ stentata, quindi annuisco in modo ebete senza avere idea di cosa mi attenda. Il marinaio Per ha parlato di “net”, di reti. E fin qui ci siamo intesi. Ma resta un’incognita se stiamo uscendo per raccogliere i granchi rimasti impigliati nelle trappole o se stiamo andando a posare reti nuove. Vedremo. Per ora ci godiamo questo cielo intenso e questo scenario incredibile: piccole case in legno sparse lungo le coste, tutte con il loro bel dehors ordinato, la scaletta per entrare in acqua e la barca accanto al molo. Skjernøya è fatta per lo più di seconde abitazioni. Luoghi in cui le famiglie vengono a trascorrere l’estate. Impennando così una qualità della vita che già di suo sfiora livelli altrove irraggiungibili.

Mi ero immaginata due opzioni. E due opzioni saranno. Per ci ha portati sia a raccogliere le nasse già in acqua, sia a posare esche nuove. Facciamo tappa sulla prima delle due trappole lasciate in mare tutta la notte. La boa segnala il punto esatto, e una lunga corda la collega alla cassa in legno cattura-granchi. Per issa tutto a bordo e il risultato è mediocre: cinque crostacei. Poco per lui. Gli animali sono entrati nella retina posizionata dentro la cassetta a listelli di legno costruita da Per, allettati da bocconi di sgombro, e da qui non hanno più avuto modo di uscire. La stessa sorte toccata agli altri sette rimasti intrappolati nella seconda nassa, poco distante.

nassa 1

nassa 2

nassa 3

nassa 4

Quel poco che basta

Il bottino è medio. Ma per Per non è un problema. Prepara nuovi tranci di sgombro, li lega alle cassette e ributta tutto in mare in attesa dell’uscita di domani. Poi ci consente di tentare un po’ di pesca al merluzzo, anche se le grandi prede oggi sono lontane. L’essenziale comunque, ci fa capire, è che a noi il giro sia piaciuto.

granchio

Che sia stato bello e che Skjernøya abbia lasciato un buon ricordo nei nostri occhi. E per essere sicuro che sia davvero così aggiunge anche un’ultima offerta: ci cuocerà i granchi e ce li porterà direttamente sul van. Fantastico. Ma troppo. Già in mattinata avevo chiesto se dovevamo pagare qualcosa e lui aveva energicamente rifiutato. Adesso ci sentiamo veramente in debito. 

mamo 2

pesca mamo

Sapendo che siamo già stati invitati anche all’uscita di domani per vedere il frutto del lavoro delle nostre nasse, e non avendo comunque contanti locali, non possiamo che ringraziare nell’unico modo che l’Italia ci abbia insegnato a fare. Con due vasetti della passata fatta con i pomodori del nostro orto e una bottiglia di olio extravergine ligure. Non molto, ma quanto basta per vedere il nostro nuovo amico di Skjernøya felice. E per sentirci felici, e più ricchi, anche noi.  

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isola sera

freeride

Ed eccovi il video della nostra avventura… buon divertimento!!!

verofinoinfondo

3 thoughts on “Skjernøya e i suoi granchi: dove da un’amicizia nasce un’avventura”

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