Thor Gjörvad ha lo stesso nome del Dio del tuono. Devi pronunciarlo con la O molto chiusa, quasi fosse una U. È un nome che trasuda potenza. E infatti Thor lo dice sempre: “Sono un norvegese: un pochino stupido, ma molto forte”. La storia della nostra amicizia con Thor è praticamente un compendio di momenti indimenticabili, storiche figure di m…, scoperte, assurdità e gaffe di ogni genere. Ma forse è stato proprio tutto questo a renderla unica.

Tutto nacque sulla neve

Tutto nasce in Val Cenis, a Lanslebourg. Inverno 2006, nell’ostello della gioventù in cui stiamo trascorrendo una settimana di sci. Fra i tanti avventori compare Thor, un omone dai capelli bianchi e la faccia rotonda, totalmente solo, che parla una lingua strana però sa benissimo l’inglese.

Ci dice di arrivare dalla Norvegia, anche se vive in Svezia. E visto che noi in quella zona d’Europa non ci siamo mai stati, ci viene naturale chiedergli tutto il chiedibile per saperne di più. Inizia così una settimana di sci, chiacchierate, mangiate, bevute e risate. Alla fine ci salutiamo con la promessa di rivederci, una di quelle parole che tutti si danno ma non sai mai se qualcuno la manterrà.

Amici per sempre

Visto però che io e MamoFreealper proprio normali non risultiamo, in tempo zero troviamo già la scusa per farci risentire dal nostro nuovo amico. Mentre viaggiamo in autostrada sulla via del ritorno, quasi a casa, ci coglie una folgorazione. Mamo ha dimenticato lo snowboard in ostello. Presente quando viene giù mezzo Universo? Ecco, bravi.

Però la soluzione stavolta c’è. Thor prenderà l’aereo a Caselle fra qualche giorno. Lo chiamiamo e gli proponiamo il baratto: tu ci porti lo snowboard fino alla stazione dei treni di Porta Nuova, noi veniamo a prenderti, ti portiamo un paio di doni tutti italiani e ti accompagniamo in aeroporto, evitandoti la rottura dei mezzi pubblici con sci e bagagli. Un’altra persona ci avrebbe forse mandati a stendere, chissà. Ma Thor no. È felicissimo. E con il tempo capiremo che lui è proprio fatto così.

In volo per la Scandinavia

Dopo un avvio del genere ci consideriamo ormai amici del cuore. Thor insiste ad invitarci dalle sue parti. E visto che noi la Scandinavia l’abbiamo vista sempre solo in cartolina, senza neanche troppa fatica accettiamo. Arriva agosto quando prendiamo un volo RyanAir per Stoccolma . Il nostro amico viene a prenderci in aeroporto e quelli che si trova davanti sono praticamente Totò e Peppino in versione restaurata. Uno che non spiaccica una parola di inglese, l’altra che si presenta con la giacca a vento nonostante faccia un caldo indecente.

Insieme trascinano un enorme baule con le ruote, una roba da una trentina di chili netti, dal quale svetta un tubo in alluminio lungo quasi due metri per una quindicina di centimetri di diametro. In pratica un’astronave. Già nell’aeroporto italiano avevano destato una certa curiosità, ma qui toccano il loro apice di popolarità. E non c’è anima scandinava che sappia resistere alla tentazione di osservarli con un misto di compassione e curiosità.

Con Thor a casa di Annika

Thor si lascia scappare un sorriso quando vede il nostro anomalo trolley, però non si fa tanti problemi. Lo sa benissimo che lì dentro abbiamo una quantità di attrezzatura sportiva. Oltre a un ventaglio di canne da pesca da fare invidia al capitano Akab. RyanAir ci ha fatto pagare una mazzata per trasportare tutto questo equipaggiamento, però non ci ha imposto un limite di peso. E allora abbiamo messo dentro tutto quello che era umanamente possibile mettere. Poi, visto che il bagaglio doveva essere singolo, abbiamo inchiodato il baule al cannone in alluminio realizzato dal nostro amico fabbro. E così abbiamo perfettamente rispettato le regole.

Thor carica senza grossi sforzi lo shuttle di piombo nel bagagliaio della Volvo da 300mila chilometri e parte a tutta birra verso la casa di Annika, in centro a Stoccolma. Annika è la sua ex moglie, ora diventata un prete protestante. Bellissima donna, è un’ex attrice che in Svezia, ai suoi tempi, ha toccato livelli notevoli. Era fra le stelle di Ingmar Bergman.

Arriviamo nel suo appartamento che sono quasi le undici di sera. Non abbiamo cenato, e forse speriamo di mettere qualcosa sotto i denti. Thor in effetti propone un aperitivo e la cosa ci esalta non poco. Peccato che da queste parti pensare di mangiare a quest’ora sia un po’ una follia. E che il concetto di aperitivo si presti evidentemente a molteplici interpretazioni. O almeno non sia così chiaro ai madrelingua nordici. In tempo infinitesimo ci ritroviamo infatti con due bicchieri rasi di whisky fra le mani mentre Thor allegramente rende onore al brindisi. Ci guardiamo smarriti e un po’ increduli. Ma credendo ancora in un aperitivo pre-pasto, beviamo. Non lo sappiamo ancora, ma sarà in realtà un digestivo. E Thor e Annika ci guideranno con una certa fretta verso la camera matrimoniale. Ora di andare a dormire. Loro resteranno sul divano. Noi, da veri sprovveduti, a pancia vuota ma beatamente semibrilli.

Tutti ad Ängelsberg

L’avventura inizia così, con una tappa di qualche giorno in capitale e poi il trasferimento ad Ängelsberg, 200 chilometri a nord di Stoccolma, dove Thor vive da una ventina d’anni.

E qui, altro capitolo della saga. Perché il soggiorno suona fin da subito quantomeno curioso: l’enorme casa resta a disposizione del padrone, mentre a noi viene assegnata la roulotte parcheggiata in giardino. Naturalmente con permesso di utilizzare a nostro piacimento servizi e locali dell’abitazione. E con l’invito, ripete Thor, di sentirci a casa nostra. Invito che, ammetto, lo capirete presto, non ci metteremo molto a prendere alla lettera.

Molto più di una casa

Thor intanto ci mostra la particolarità che rende unica questa casa. Al piano terra, dove per anni ha gestito una caffetteria specializzata nella produzione di pane polare alle patate, ora ha realizzato una sorta di sala esposizioni.

In visione per chiunque ne sia interessato, scritti, manifesti, materiale divulgativo, libri e immagini riguardanti Martinus, profeta danese morto alla fine degli anni Settanta noto per essere l’autore del Terzo Testamento. Thor ne è rimasto letteralmente folgorato una ventina di anni prima. E dopo essere stato per anni il più giovane general manager internazionale della tedesca Miele, l’azienda delle lavastoviglie, dopo aver lasciato tutto dall’oggi al domani con l’intento di ritrovarsi una vita, dopo esser quindi sopravvissuto facendo l’autista, il boscaiolo e l’assistente di disabili, ora Thor è un divulgatore del messaggio di Martinus.

Thor e Martinus

“Questo mondo ormai devastato è destinato ad implodere e poi rinascere sulle sue stesse ceneri. Quello sarà il mondo del Terzo Testamento, un cui all’istinto animale finalmente sapremo sostituire il vero sentimento umano”, ci spiega riprendendo il pensiero del danese. E così ci invita a intraprendere un percorso di vita fatto di altruismo, bontà, accettazione. “Ciò che dai è ciò che ricevi”, ci dice. E io, che non ho mai riflettuto così a fondo su concetti di questo tipo, un po’ resto a pensarci su.

Applicare cotanta filosofia esistenziale non è comunque cosa così immediata. E diciamo che, almeno durante il nostro primo soggiorno svedese, la questione del circolo dei sentimenti e dell’attitudine alla pace interiore risulta un tantino ostica. Ce la mettiamo tutta ad essere buoni quanto Thor. Ma finiamo sempre per combinare qualche fantozziana figura.

Siamo fatti così!

Prendete ad esempio la sera in cui decidiamo di fargli una grande sorpresa cucinandogli l’alce che noi eravamo convinti avesse in freezer. Aspettiamo che Thor esca di casa, poi assaliamo di soppiatto il frigorifero tirando fuori l’enorme pezzo di carne Lo ficchiamo sotto l’acqua bollente, poi con fatiche erculee ne tagliamo via un trancio e pian piano lo rendiamo cucinabile. Alla fine lo mettiamo sul barbecue e allestiamo un banchetto decorato di fiori, frizzi e lazzi. Poi, quando arriva Thor, alziamo il sipario con sommo orgoglio.

“Alce?? Quale alce?? Io non ho alce in freezer!!”, ci gela Thor quando gli annunciamo il menu. “Oh no… Il mio agnello!!”, aggiunge con le mani nei capelli e lo sguardo disperato. “Era per la cena di domani con il mio amico spagnolo!”. Oh mamma. La cena con l’amico. E chi lo sapeva? Non ci resta che costernarci cercando di alleggerire per quanto possibile la figura da pistola. “Era solo un pezzetto, non preoccuparti…”, cerchiamo di rabbonirlo. Ma la frittata è fatta. E anche se Thor sarà sempre Thor con il sorriso sulle labbra, e anche se ci faremo perdonare cucinando per lui chili di funghi impanati nella roulotte, ammorbando tutta Ängelsberg con l’odore di olio fritto, la storia dell’agnello depredato non la scorderà più nemmeno lui.

E quella volta??

Fortuna che invece non gli abbiamo mai confessato di quella volta in cui, completamente rimbambiti dalla visione di quintali e quintali di funghi sparsi in ogni dove, ci convinciamo con strani ragionamenti che forse l’asciugatrice potrebbe prestarsi ad un utilizzo a nostro avviso geniale. Se è capace di eliminare l’umidità dai vestiti, dovrà pure seccare anche i funghi. Elementare, no? Quello che ci sfugge è che a volte la genialità non segue percorsi così logici. Anzi, spesso gira proprio altrove. E così dopo aver tappezzato il cestello di pezzi di porcino, ovviamente quelli già sulla via della putrefazione dal momento che erano destinati alla seccatura, e dopo aver orgogliosamente passato un buon quarto d’ora con la faccia appiccicata al vetro per ammirare il frutto di tanto sale in zucca, iniziamo ad avvertire uno strano odore. Una puzza sempre più intensa di pappa di funghi. Una cosa che in tempo zero ammorba tutta la casa, su fino al secondo piano. Ci guardiamo. Urge piano b. Peccato che non esista un piano b. Non resta che attendere la fine del ciclo di asciugatura dei nostri poveri porcini e vedere cosa ne esce fuori. Uhm. Oh mamma. È un disastro. Tutto il cestello, tutti i suoi bei buchini sono pieni di paté di funghi marci. Non esiste un solo esemplare seccato.

Thor potrebbe arrivare da un momento all’altro, bisogna risolvere il danno in tempo zero. Scatta l’operazione. In meno di mezz’ora facciamo un lavoro da impresa di pulizie industriale. Stracci, detersivi, spray, olio di gomito e tensione da thriller hollywoodiano. Incredibile ma vero, ce la facciamo. La casa splenderà e profumerà prima che Thor faccia ritorno. E questa giornata, credetemi, resterà nella storia.

Un’amicizia infinita

Potrei raccontarne ancora molte altre di quelle due settimane trascorse nella roulotte di Thor parcheggiata in giardino, dal concerto dodecafonico nella vecchia miniera (non sapevamo come fare a scappare!) ai giri con le curiose biciclette di Thor che frenavano pedalando al contrario, ai lunghi viaggi con il cagnolino Fina sulle gambe e i suoi profumati intrattenimenti, sino alle giornate a pesca sulla barca a remi. Fino al ritorno a casa con la nostra astronave stipata all’inverosimile per via della indecente quantità vasetti di funghi sott’olio di produzione propria. Ma sarebbe un racconto lungo e non sarebbe ancora finita, perché noi da Thor siamo tornati ancora molte, molte volte. E ogni volta è stata più bella di quella prima.

L’ultima solo qualche giorno fa, a trascorrere insieme la festa di MidSommar e a parlare ancora di Martinus, del mondo che sta andando a rotoli e del bello di fare del bene per ricevere del bene. Oggi come allora. Come quando sembravamo Totò e Peppino e di questo grande Nord, conosciuto, amato e frequentato tante volte proprio per merito di Thor, non sapevamo ancora assolutamente niente.

verofinoinfondo

1 thought on “La forza di Thor”

  1. Brava VERONICA!!! Complimenti!! E sempre piacevole leggere ciò che scrivi con tanto entusiasmo.. Certo che ne avete combinate di ogni … 😘

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *