a pesca di salmoni

Non resisterei dieci minuti a contare i granelli di sabbia sulla spiaggia fatta di lettini e ombrelloni. Ma potrei stare ore ed ore a fissare la geometria dei fili trasparenti che si intrecciano tra le canne da pesca e il mare. Diciotto lenze distese sull’acqua gelida tutte nello stesso istante, ad aspettare un solo momento. Il salmone.

Sul Mar Baltico ci sono giorni e luoghi nei quali trascorrere giornate intere così, sperando che tutto accada, ha un senso vero. Perché quelli sono i giorni e i luoghi in cui i salmoni passano. Transitano qui, proprio ora, nella loro risalita dall’oceano, dove hanno trascorso almeno gli ultimi cinque anni della loro vita, verso il fiume in cui sono nati. Andranno a riprodursi.

E nel frattempo, lungo l’infinita strada, nuotano proprio in queste acque, fra la Svezia e le isole della Finlandia, dove il mare si stringe e per i pescatori diventa più semplice la sfida.

Una conquista nel nome dell’amicizia

Ma non c’è niente di facile, in realtà, in tutta questa storia. Arrivarci non è già stata una cosa banale, a dirla tutta. C’è chi sceglie la guida di pesca, mette mano al portafoglio con un abbondante mezzo migliaio di euro, sale su un aereo e si lascia abbandonare al tutto incluso. E chi invece, come me e il mio socio di avventure Mamo, qui c’è finito per amicizia. L’invito di Mathias, svedese conosciuto sulle nevi di Alagna, con cui da tempo sognavamo di condividere un momento così.

mathias

Sapevo che la pesca al salmone in mare non è qualcosa di meccanico: non basta puntare il dito sul calendario e mettersi in viaggio. Serve trovare il momento giusto, il posto, osservare le condizioni del mare, il meteo, soprattutto il vento, l’andamento della stagione. E Mathias, che per queste cose ha l’occhio lungo e che nei geni porta anni di esperienza e tradizioni famigliari, ha scelto per noi. Metà giugno. Sundsveden Turist, piccolo angolo di paradiso sulla costa est della Svezia, proprio di fronte al grande arcipelago finlandese di Aland. Qui, fra molte sorelle danesi, svedesi e norvegesi, è ormeggiata la sua barca. Bella, bianca, nuova, perfettamente equipaggiata per lanciarsi nella grande sfida.

E che pesca al salmone sia!

Bisogna partire presto. Non c’è tempo da perdere. Più ore passeremo sull’acqua, più possibilità avremo di farcela. La pesca al salmone sulle acque del mare è una caccia fatta di attese. Sul fiume le cose sono diverse: lì aspetti, ma la tua presenza è qualcosa di attivo. Devi scegliere il giusto posto in cui lanciare l’esca e continuare a mordere la tua occasione. Lancio, dopo lancio, dopo lancio. Sei tu il protagonista. Qui invece la tua bravura sta sì nel scegliere la rotta e la zona perfetta da setacciare, ma anche e soprattutto nella precisione con cui disponi le tue lenze. Poi la palla passa alla natura.

Mathias è un maestro in queste operazioni. E osservarlo giocare con i fili trasparenti e i mulinelli rotanti, anche se lui insiste per far provare anche te e tu sai che combinerai certamente qualche disastro, è qualcosa di unico.

Non sono passate da molto le sei del mattino e lui non ci mette più di mezz’ora a lanciare in mare la sua perfetta geometria. Diciotto canne da pesca. Diciotto lenze distese insieme sull’acqua. Merito delle due piccole derive che navigano a fianco della barca trattenute dalle loro cime. E’ qui, su questi lunghi cordini, che i fili trasparenti vengono agganciati. Un tot per parte: dalla canna da pesca posizionata sulla barca sino alla cima, con un piccolo sottile moschettone, e poi da qui al mare, tenuta in sede da pesi che dall’esterno all’interno diventano sempre più leggeri.

Quando e se il salmone abboccherà, il gancio improvvisamente si staccherà e la lenza inizierà a tirare verso poppa, arenata dalla forza del pesce.

In attesa del momento magico

E’ solo quando l’intreccio di tangenti e intersezioni è completato che inizia la vera avventura. La sensazione che ognuno, forse il prossimo, forse quello dopo, possa essere il momento giusto. Sfoderiamo tutti la pazienza del buon pescatore.

Serve averne tanta qui, perché potrebbe essere questione di momenti, forse di minuti, magari di ore, o chissà, probabilmente di più. L’assetto è perfetto. Il posto giusto. Solo ieri ci sono state catture in questo angolo di mare e questo è un segno chiaro: il passaggio dei salmoni si sta compiendo.

       

Non resta che aspettare. La radio passa canzoni pop, poi ci intrattiene un po’ raccontandoci aneddoti svedesi che non possiamo capire. E noi uccidiamo il tempo. Lo smartphone. Un po’ di nanna sul giaciglio di prua. Due chiacchiere. Le domande, le curiosità. Mathias che ci illumina su ogni cosa. Superiamo l’ultima isola svedese, avamposto militare che fino agli anni Ottanta aiutava a tenere a bada la presenza russa in zona. Sfioriamo l’isolotto che un tempo era una prigione.

Le lenze navigano da poco più di un metro a dodici metri di profondità, ad almeno cinquanta metri dietro di noi. E’ la quota giusta, perché è qui, dove sentono che rimane molta acqua sotto di loro, che i salmoni amano nuotare. Ad attirarli ci sono diciotto finti pesciolini di metallo dei colori più strani.

Sorretti dal movimento ondeggiano simulando la natura. Ed è il loro scintillio ad attirare i predatori dalla carne color arancio, che durante la risalita del fiume, tra qualche giorno, perderanno del tutto la voglia di mangiare.

Il tempo passa, la velocità della barca è minima. Viene il momento di qualche salsiccia saltata in padella. Una birra. Il sole, poi il vento, poi le nuvole e la pioggia.

Tutto cambia così in fretta che dà una strana sensazione pensare che sotto l’acqua, per ore e ore, nulla cambi mai. E che i salmoni non apprezzino il pranzo che abbiamo preparato per loro.

Chi la dura la vince

Ci vorranno due uscite, quasi venti ore ore di attesa vana, un bel po’ di frustrazione e tanta voglia di riprovarci prima che qualche cosa succeda. E’ pomeriggio, un momento di sole e timido caldo.  Succede tutto all’improvviso. La lenza che si sgancia dalla cima, il filo che comincia a sibilare. E’ un rumore inconfondibile. E’ il cuore della pesca al salmone. Mathias ce lo aveva annunciato e ora, per la prima volta, lo stiamo sentendo con le nostre orecchie. E’ bellissimo.

Il salmone è aggrappato all’amo e lotta con tutte le sue forze contro l’invisibile mano che cerca di estrarlo dall’acqua. Salta, si dimena. Combatte. E’ un guerriero fatto di muscoli e voglia di vivere. Ma la guerra è guerra e la canna, con il braccio che la regge a fatica, è l’esercito che lo affronta. Passano i minuti, le forze pian piano si dileguano.

Il salmone non desiste e cerca di non abbandonare il suo mondo, ma la forza del pescatore lo supera. Ci vorrà più di mezz’ora, ma alla fine Mathias, con l’aiuto di Mamo al timone della canna da pesca, lo raccoglierà nel suo guadino a due passi dalla poppa.

 

E’ fatta. Il salmone è a bordo. Le urla di gioia invadono l’aria di mare. Difficile spiegarlo, ma quando un pescatore che per tanto tempo ha atteso la sua preda vince la sua personale sfida, è magia. Felicità pura. Il pensiero del salmone che ha lottato fino alla fine ci attanaglia un po’, noi che a questo tipo di combattimenti non siamo così abituati, ma la sensazione è che comunque così dovesse andare.

      

Il ritorno dalla battaglia

La natura a volte è avara. A volte generosa. A volte ti asseconda, a volte ti ostacola. Ma con noi il mare del Baltico è stato un amico. Delle sue immense ricchezze ci ha donato più di quel che avremmo sperato: due salmoni, nove e quattordici chili di peso, 92 e 103 centimetri di lunghezza.

Tanto, tantissimo comunque, per qualunque pescatore. Mathias è il disegno della felicità. Noi viviamo elettrici questo straordinario momento. Pesiamo i pesci, li fotografiamo, li osserviamo in tutta la loro bellezza. Sono magnifici esemplari di una natura potente, intelligente, pronta ad affrontare le difficoltà del mondo. Sappiamo che dovremo onorarli al meglio: la loro grandezza non merita di essere persa, il loro sacrificio sarà in ogni caso inizio di altra vita.

        

Mathias sfiletta i grandi pesci a poppa: la velocità e la precisione del coltello giapponese compiono il lavoro al meglio. Quel che resta, dalla testa alla lunga lisca, torna nelle acque da cui è venuto. Sarà cibo per altri pesci. Sarà nutrimento di altre risalite. Il nostro ritorno sotto la poesia dell’infinito tramonto scandinavo è un momento che si incide nei nostri occhi. Non sappiamo se mai rivedremo qualcosa di tanto bello. Né soprattutto se potremo riviverlo con questa meravigliosa sensazione nel cuore.

 

La sera seguente, quando poseremo il nostro trancio di salmone sulla griglia adagiata sulle braci, a due passi dal mare del Baltico, penseremo alla vita che questo pesce ha lasciato. E sentiremo di rendergli omaggio nel modo più onesto che a noi sia concesso.

 

Vivere l’esperienza della pesca al salmone nel Mare del Baltico non è nulla di impossibile. Mathias Eriksson è a vostra disposizione per offrirvi tutte le informazioni: scrivetegli a mathias.eriksson@malarhamnar.se.

 

Ed ecco il video della nostra avventura!

 

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6 thoughts on “Pesca di salmoni nel Mar Baltico”

  1. Che dire di questa bellissima avventura raccontata con tanta bravura ed entusiasmo da Veronica in collaborazione con Mamo . Mi sono emozionata leggendo e guardando il bellissimo filmato . Sono orgogliosa dei miei ragazzi .. 😘

  2. Semplicemente stupendo 💙💙💙
    Avventura incredibile, ed il tuo modo di descriverla rende talmente bene, che sembra di essere lì presenti!
    Complimenti!!! Ora aspettiamo i nuovi racconti!!!

  3. Fantastici! Il posto, l’atmosfera, gli amici, voi e l’avventura che state vivendo.
    Inutile dire quanto mi piacerebbe esserci, mi accontento di condividere da qui, per ora.
    Grazie!

  4. Quando si sceglie di vivere la vita perche’ la vita ti piace … e’ allora che da dentro escono le frasi e le parole tramutate in felicita’. Quando uno lontano si sente parte di una avventura , ecco che capisce di essere in sintonia con la trasmissione wifi del cuore . Il tuo cuore , Veronica Cara . Complimenti , cpme sempre …

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